Un Canestro per la Siria − 23 Febbraio 2020

La Fortitudo è stata la prima squadra nel mondo della palla a spicchi, ma anche in tutto il panorama sportivo italiano, a raccogliere l’appello di Unicef Italia per i bimbi della martoriata Siria. Lo ha fatto ieri mattina a Casa Fortitudo attraverso un’azione concreta che ha visto in prima fila le sue giovani promesse, dieci atleti dell’U16 e U18, che vivono in Foresteria.

Un Canestro per la Siria questo il nome del Charity Game ideato dal Kobe’s Team per aiutare concretamente i piccoli siriani sfollati nei campi profughi e per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle loro precarie condizioni di vita.

L’evento, che ha visto la collaborazione di Fortitudo Pallacanestro Bologna 103, di Fortitudo per il Sociale, del Club Fortitudo, dell’Associazione ONSUR e di Rise Against Hunger Italia si poneva un ambizioso traguardo di natura solidale: il confezionamento 15mila razioni di cibo (soia, lenticchie, riso e vitamine) da inviare ai campi profughi nel nord della Siria. L’obiettivo è stato raggiunto in circa tre ore di lavoro di un gruppo di volontari, grandi e piccini che, divisi in due squadre, i Forty e i TwoDo si sono “sfidati” in un’ideale partita di basket sul parquet di Casa Fortitudo per quattro tempi da 12 minuti e un successivo “a oltranza”. Lo schema scelto quello di una DIFESA a ZONA, un 3-2 metafora di una prima linea per la Siria.

Nella scorsa settimana in tanti si sono commossi e indignati alla notizia del decesso della piccola Iman Mahmoud Laila, la bimba di 1 anno e mezzo morta assiderata tra le braccia del papà che tentava invano di portarla all’ospedale di Afrin. Questo triste accadimento ha acceso nuovamente i riflettori, purtroppo solo per qualche giorno, su un conflitto dimenticato, una guerra senza fine cominciata nel 2011 che è la peggiore catastrofe umanitaria degli ultimi anni, sulle gravi condizioni in cui versano i piccoli profughi siriani interni ed esterni.

La voglia di NON RESTARE INDIFFERENTI, di non voltare lo sguardo, ha mosso la Effe e i suoi giovani atleti, che prima di AGIRE hanno voluto informarsi su questo tremendo conflitto e lo hanno fatto attraverso la visione di alcuni reportages realizzati dal giornalista RAI Amedeo Ricucci, che questa guerra che il mondo finge di non vedere l’ha raccontata “dal campo” con grande professionalità e onestà intellettuale. 

“L’entusiasmo e l’impegno profuso da questi ragazzi, future promesse della Effe, nella costruzione e nell’organizzazione di un’iniziativa benefica di tale valore etico, ci ha coinvolti e contagiati fin da subito e sostenerli e supportarli è stata una gioia. Il bel risultato raggiunto questa mattina sta proprio nel loro protagonismo, nel messaggio di responsabilità che hanno mandato a noi adulti.  Se questi sono i frutti, come non essere orgoglioso del lavoro educativo che, quotidianamente, facciamo con i nostri ragazzi? Prima che grandi atleti li vogliamo Uomini e Cittadini responsabili e socialmente attivi” questo quanto dichiarato da Christian Pavani, presidente della Fortitudo, che con un colpo di gong ha dato il via a questo insolito match che ha fatto fare canestro alla solidarietà.

 

Emiliano Castelli, presidente Club Fortitudo: “La bellezza di questa mattinata sta nello spirito che l’ha animata, nella voglia dei partecipanti di star bene facendo del bene. La Effe è una famiglia, una seconda famiglia, una famiglia che si dedica anche agli altri. Ringrazio quindi di cuore tutti coloro che hanno voluto partecipare mettendosi “in gioco” per i bimbi siriani, ringrazio i miei consorziati (nello specifico Battaglioli Srl, Fenice Control Srl, Koinè Consulting Srl e G2 Elettronica), i ragazzi delle giovanili, Amer Dachan per ONSUR Italia e Alberto Albieri per Rise Against Hunger Italia, che ci hanno supportato e Fortitudo per il Sociale.”  

Kobe’s Team: “Siamo contenti, ci si sente bene a fare qualcosa di buono tutti assieme, come squadra. All’inizio non sapevamo molto di questo conflitto, ci siamo informati, abbiamo visto dei video girati in Siria da Amedeo Ricucci, ne abbiamo parlato e abbiamo deciso che volevamo fare qualcosa. Kobe Bryant ci è stato d’ispirazione: uno dei nostri obiettivi era dimostrare che come diceva lui un cestista non sa solo giocare ma può fare di più, per sé e per gli altri.”

Padrini della manifestazione Ed Daniel e Maarten Leunen.